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Intraossea in emergenza: valutazione del consenso da parte degli infermieri

 

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Un nuovo traguardo per la diffusione della cultura infermieristica.

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Scenario - Numero 4, Anno 2011

La crisi economica,la perdita del lavoro e il lavoro di assistenza. Un’opportunità storica

Di Elio Drigo

Il lavoro. Il fondamento della Repubblica Italiana. E il lavoro manca. In Italia come in molti altri paesi. Una caratteristica dell’evoluzione (?) delle società le cui economie si fondano sempre
di più sull’idea capitalistica liberista e sulla sua deriva finanziaria anziché sui beni reali e sulla ricerca della qualità,
che pure potrebbe rientrare tra i fini delle attività economiche.
L’economia diventa sempre di più mercato, scambio di merci atte a soddisfare bisogni individuali troppo spesso indotti dalla pubblicità e sostanzialmente impossibili da soddisfare. E il ciclo si auto perpetua, non senza aver sprecato risorse – adesso è chiaro - non infinite. L'economia di libero mercato, mito forte dimostratosi perverso in assenza di regole e di etica, che esalta il privato ed
illude di poter dare risposte di maggiore qualità anche per tutti i beni collettivi. È fin troppo evidente che l’impresa privata
opera per l’interesse proprio. I servizi per i beni comuni devono tener conto dei reali bisogni delle persone e della collettività e non solo dell’interesse di chi fornisce il servizio, possono
essere dispendiosi economicamente nell’immediato, ma devono mirare a
garantire un vantaggio ed un beneficio sociale. Il bene comune, i beni collettivi per definizione devono rimanere a responsabilità
pubblica, unica garanzia (pur con i limiti evidenti e le inefficienze - che comunque si possono correggere) affinché siano orientati all’interesse collettivo e siano controllabili da tutti. Il bene comune e i beni collettivi dopo essere stati insipientemente sfruttati e artatamente denigrati, stanno finalmente, venendo percepiti come un valore troppo grande per essere abbandonato agli affari ed ai giochi del mercato. Il lavoro è l’elemento fondamentale di ogni relazione sociale. È necessario che il lavoro sia valorizzato
in una nuova visione di modello di società e di economia che non continui a distruggere risorse per una impossibile crescita quantitativa illimitata. È necessario orientare il lavoro spostandolo
dalla quantità alla qualità, in tutti i campi: sia nella produzione di beni che di servizi. Operare per aumentare la qualità aprirebbe orizzonti infiniti. Premessa è la decisione sulle priorità essenziali anche di metodo: l’abbandono della concorrenza (che brucia risorse
nella lotta) e la scelta della collaborazione (che moltiplica le energie e i risultati). In una società che cerchi la qualità, il
lavoro deve essere maggiormente concentrato sul miglioramento dei fattori che incidono direttamente sulla vita delle persone: salute, istruzione, cultura, condizioni di vita, relazioni sociali…
A queste attività lavorative va ridata dignità. Una dignità che deve essere l’esito di una consapevolezza diffusa e di una responsabilità per una adeguata contribuzione collettiva, finalmente da non demonizzare in sé. Manca il lavoro e mancano gli infermieri. Un lavoro quello di assistere, che andrebbe direttamente ad incidere sulla qualità della vita delle persone. Eppure mancano gli infermieri.
Particolarmente e macroscopicamente in Italia. Speriamo che la svolta improvvisa che sembra aver preso il paese, suggerisca la necessità di una maggiore attenzione per l’attività di assistenza. Un’attività
lavorativa ma, di più, una funzione a valenza sociale imprescindibile.
Contemporaneamente si crea lavoro e lavoro diretto sulla qualità.
Il paese si trova nella situazione di fare la scelta storica di orientare, indurre, scegliere le attività lavorative su un servizio
fortemente sottostimato e in necessità crescente e offrire lavoro concreto. Potrebbe essere un’opportunità unica in cui si decide per un nuovo modello di società (più attenta alla qualità della vita
che alla quantità delle merci). La proverbiale longevità degli italiani potrebbe superare lo stato della sopravvivenza per diventare vita più lunga a tutti gli effetti, con la considerazione e la
dignità che si addice alle persone. Con la riduzione delle sofferenze che sono invece inflitte alla stragrande maggioranza degli attuali sopravviventi. Riconosciamolo. Gli infermieri di area critica, per la loro posizione di sfida quotidiana alla sopravvivenza e costante ricerca di soluzione di problemi enormi e minimi – ma che possono avere in determinate circostanze effetti straordinari – sono parte privilegiata di un’avanguardia sperimentale che può indicare soluzioni
applicabili per garantire nuova qualità di vita alle persone. Vedendo tutti i giorni le sofferenze derivanti dall’impossibilità di un’assistenza accurata, sappiamo bene quanto siano necessarie energie e impegno per la qualità. Energie e risorse che sono non una spesa, come vengono invece erroneamente intese e percepite, ma rappresentano un investimento ed un volano anche sui fattori economici. Facciamoci promotori di questa svolta: abbandonare le illusioni ed affermare
una nuova cultura, un invito ad occuparsi di più dell’essenza
e di una vita collettiva più oggettivamente sana. Perché molti di
più decidono consapevolmente di prendersene cura.

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Elio Drigo. "La crisi economica,la perdita del lavoro e il lavoro di assistenza. Un’opportunità storica" Scenario 4 (2011): 3-3

Mozione conclusiva 30° Congresso Nazionale Aniarti

Di Direttivo Aniarti

30° Congresso Nazionale Aniarti - Roma, 16-17-18 novembre 2011
Infermieri, area critica e le sfide dell’economia.

L’assistenza fra tecnologie, esigenze, organizzazione, responsabilità.

Una funzione sociale da rivalorizzare per un progresso innovativo.
30 anni di contributo Aniarti

Documento Aniarti per una interpretazione equilibrata del significato
dell’economia e dell’utilizzo delle risorse.
Obiettivi
- Presentare il risultato della riflessione interna all’Aniarti per il 2011, come motivazione e preparazione sul tema del congresso;

- diffondere le idee e proposte scaturite al fine di orientare l’elaborazione autonoma e diffusa fra gli infermieri di area critica e non solo, sul problema dell’economia;

- favorire comportamenti virtuosi sull’utilizzo corretto ed ecologico delle risorse (materiali, scientifiche e professionali) anche nell’ambito dei processi operativi sanitari.

1. L’economia nel contesto e nella comunità globalizzata. L’organizzazione della produzione, dell’uso e dello scambio delle risorse di una comunità rappresenta un fattore di razionalità ed uno strumento per perseguire l’equità e la giustizia, dunque in una visione etica della convivenza. L’economia appare nella comunità planetaria globalizzata di questo tempo, l’elemento che pone tutti in stretta relazione fra loro.

2. Lo spazio occupato oggi dall’economia, i condizionamenti ed i limiti a cui costringe le persone e le comunità. Una politica non lungimirante ha svincolato l’economia dalle regole che ne definivano la funzione sociale. L’economia ha trasformato i meccanismi finanziari in veri e propri giochi esclusivamente speculativi a volte automatici e fuori controllo, e non ha mantenuto le promessa di autoregolarsi con beneficio di tutti. Prevalgono gli interessi che deviano le risorse dalla priorità del bene comune reale verso l’accumulo fine a se stesso. Il sistema dell’economia ha acquisito
spazi sempre più estesi fino a determinare le scelte della politica in tutti i campi ed a qualunque livello.

3. Necessità di una nuova concezione di economia. Abbiamo oggi evidenza del limite estremo a cui la storia dell’economia è arrivato
con l’esposizione dei più deboli e di intere comunità o popoli alla povertà, alla fame, ai conflitti per accaparrarsi le risorse vitali come l’acqua. L’etica viene semplicemente esclusa in nome di supposte rigide regole economiche. Ma non devono essere considerati beni economici solo i beni materiali, ma anche la azione continua necessaria al mantenimento della vita e per l’evoluzione delle persone.

4. Il lavoro fattore anche dell’economia, espressione di umanità e non
esclusivamente merce slegata dalle persone. Solo il lavoro consente di far progredire il ben-vivere. In particolare, il lavoro finalizzato direttamente al supporto delle persone rappresenta
emblematicamente la funzione nobile di un’economia e di una società
evoluta. La dignità del lavoro, a tutti i livelli, è dunque un valore da riaffermare.

5. La funzione assistenziale come valore costitutivo per una comunità globalizzata. L’idea di comunità si regge sul perseguimento di relazioni positive e di miglioramento della vita di tutti i suoi membri. Assistere dunque, è il reale manifestarsi di una comunità.
Tale relazione, nell’attuale contesto di globalizzazione, non è iscrivibile esclusivamente entro la cerchia ristretta del proprio gruppo ma deve applicarsi ad ogni altra comunità.

6. Il lavoro assistenziale come possibile strumento che garantisce una dignità diffusa delle persone, per una nuova categorizzazione delle priorità, per una nuova concezione di economia. In un mondo sovrastato da una certa economia “riduttivista”e da una finanza
che rende fittizia buona parte delle risorse presunte, il valore del lavoro di assistenza alle persone – lavoro reale, non apparente - può diventare un segno per avviare una concezione nuova delle risorse stesse, del senso e del modo del loro utilizzo: la più vera economia
reale. Come operatori della salute, non possiamo ignorare la mancanza di almeno 5 milioni di operatori sanitari nel mondo, soprattutto in quei paesi che ne risultano spaventosamente sguarniti, con l’aggravante che gli operatori formati in quegli stessi paesi vengono drenati per lavorare nei paesi ricchi. Un’economia concreta e vera dovrebbe favorire la salute, che è il primo, incontrovertibile fattore di sviluppo economico.

7. Il riequilibrio delle risorse e la revisione delle priorità nel mondo della sovrabbondanza.

Il macroscopico disequilibrio nella distribuzione delle risorse, è il principale fattore di rischio per la pace sociale e potrebbe compromettere la sopravvivenza del pianeta. La prima idea che deve riacquisire carattere di “normalità” in quel 20% di mondo che detiene l’80% delle risorse totali, è l’idea di ragionevolezza e sobrietà nell’utilizzo delle risorse. Ragionevolezza e sobrietà soprattutto
nell’uso di quelle maggiormente sofisticate, di cui non si riescono perfino a conoscere né controllare i rischi, e le conseguenze ultime drammatiche derivanti per la vita delle persone. Una sobrieta' economica, non può prescindere dalla presa di coscienza del
livello di assistenza sanitaria che utilizziamo nel mondo occidentale e che neghiamo ai paesi poveri: farmaci elementari salvavita sotto brevetto e tecnologie inarrivabili. Una rinnovata connessione fra economia e servizio diretto alle persone deve condurci a una ridefinizione delle priorità.

8. La nuova dimensione della funzione degli operatori della salute.
Deve coniugare competenza e riflessione per orientare le scelte politiche in fatto di assistenza e salute. L’esperienza personale e la riflessione di quanti vivono per professione l’assistere
non si esaurisce nel garantire la migliore qualità del proprio servizio: deve indicare con i fatti e con una rigorosa informazione le possibili conseguenze reali di scelte più o meno attente all’assistenza soprattutto per i più deboli. È responsabilità dei professionisti della salute ed in primis di quelli dell’area
critica, questo passo, perché sono i primi e privilegiati testimoni ”esperti” degli effetti dei servizi e degli strumenti sulla vita delle persone, sempre più manipolabile dalle disponibilità tecniche
e da un’informazione interessata.

9. Alcune azioni concrete da applicare per un’assistenza sanitaria-infermieristica che sovverta consuetudini irrazionali ed attribuisca qualità di vita e salute alle persone. Di fatto, un esempio di priorità da scegliere e delle loro ricadute “economiche”.
• Esigere e praticare una medicina ed un prendersi cura basate sull’appropriatezza, la responsabilità condivisa, la ragionevolezza, il rispetto delle dignità;
• riequilibrare l’attribuzione di risorse da destinare all’assistenza rispetto a quanto attualmente attribuito quasi esclusivamente alla diagnosi e alla cura: questo svelerà la grandezza della capacità collettiva di riconoscimento e di valorizzazione del limite, che è nell’ordine delle cose;
• differenziare le strutture sanitarie in funzione delle necessità complessive delle persone e superare le visioni esclusivamente tecnicistiche ed efficientiste;
• favorire l’assistenza nel contesto di vita delle persone: non sono più gli ospedali i luoghi esclusivi di cura come poteva essere necessario secoli fa;
• favorire ai diversi livelli di possibilità, il recupero dell’assunzione di responsabilità dell’assistere, la prima, più
elementare e profonda manifestazione dell’attenzione al bene comune.

10.Alcuni tratti culturali su cui agire per far ri-diventare l’economia strumento in primo luogo per il benessere delle persone, così come sempre di più viene concepito.
• La definitiva acquisizione della consapevolezza dell’unitarietà del pianeta con i problemi che vi si sviluppano;
• l’adozione di comportamenti soggettivi e collettivi consequenziali allag generale integrazione come assoluta novità storica;
• l’impegno per il recupero urgente del ruolo ineludibile e nobile della politica, da contrapporre a qualunque perseguimento
di vantaggiosi privilegi di singoli o di gruppi;
• il recupero del senso della misura, della sobrietà, del limite e, innanzitutto, dell’equità e della giustizia.

Gli infermieri di area critica, rispettosi della centralità dell’uomo, sono coinvolti e partecipano per il loro specifico
alla costruzione della comunità in una visione planetaria.
Aniarti - 30° Congresso Nazionale
Roma, 18 novembre 2011

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Direttivo Aniarti. "Mozione conclusiva 30° Congresso Nazionale Aniarti" Scenario 4 (2011): 5-6

La Scala di Valutazione della Disabilità da Dispnea (SVDD): validazione preliminare di uno strumento infermieristico

Di Elisabetta Cemmi, Stefano Terzoni, Alessia Fumagalli, Cristian Ricci, Anne Destrebecq

Introduzione: l’articolo presenta la validazione esplorativa di una nuova scala, finalizzata a valutare la disabilità da compromissione respiratoria in pazienti ricoverati in unità intensiva intermedia respiratoria. Le scale esistenti non valutano congiuntamente dispnea e disabilità, né indagano alcuni aspetti peculiari di questi pazienti. Lo strumento proposto estende e adatta alcuni concetti delle scale MRC e BADL validate in italiano, secondo lo schema dei bisogni definito dal Modello delle prestazioni infermieristiche. Il lavoro ha lo scopo di valutare la validità concorrente e l’omogeneità della scala, per giustificare un'eventuale validazione su più ampia scala. Indaga anche la possibilità di usare lo strumento per stimare i giorni di degenza al momento dell’ammissione.
Metodo: è stato arruolato un campione di convenienza di 22 pazienti, con punteggio CIRS all’ammissione >5, provenienti da terapie intensive
e in situazione d’instabilità clinica definita da parametri biologici oggettivi. La nuova scala, la MRC e la BADL sono state somministrate all’ingresso e alla dimissione. La correlazione tra nuovo punteggio e gli score validati (MRC e BADL) è stata valutata tramite la stima intervallare del coefficiente ρ di Spearman. La relazione tra nuovo score e giorni di degenza è stata studiata con un modello di regressione robusta.
Risultati: la correlazione tra i punteggi ottenuti con il nuovo strumento e le altre scale è significativa (MRC: &#961; =-0.61, p =0.0018, IC95% =-0.82, - 0.25; BADL: &#961; =0.69, p=0.0002, IC95% =0.37, 0.86). La consistenza interna è elevata (&#945; =0.92). Esiste un legame tra nuovo punteggio e durata della degenza (p<0.0001), nonostante il basso livello di adattamento del modello di regressione (R2=0.35).
Discussione e conclusioni: il nuovo strumento sembra adatto a valutare la disabilità in questi pazienti e meritevole di altri studi; la bontà di adattamento del modello nella stima dei giorni di degenza potrebbe migliorare aumentando l’ampiezza del campione. È in corso l’arruolamento di nuovi pazienti, per ottenere una validazione più robusta.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Elisabetta Cemmi, Stefano Terzoni, Alessia Fumagalli, Cristian Ricci, Anne Destrebecq. "La Scala di Valutazione della Disabilità da Dispnea (SVDD): validazione preliminare di uno strumento infermieristico" Scenario 4 (2011): 7-13

Triage Infermieristico in Pronto Soccorso: analisi delle sottostime e sovrastime nell’assegnazione del codice rosso

Di Marina Baricchi, Duilio Braglia, Paola Ferri

Introduzione: l’accuratezza di una decisione di triage è molto importante. Nel processo di triage infermieristico, le criticità maggiori si verificano quando vengono assegnati codici di priorità inferiori (= sottostima) o superiori (= sovrastima) rispetto alle condizioni del paziente. Una valutazione di sottostima può determinare ritardi nell’accesso alla visita medica e ai trattamenti, mentre una sovrastima, può causare differimenti nell’erogazione
dei trattamenti ai pazienti con codice inferiore. Mentre l’applicazione del sistema triage nei Dipartimenti di Emergenza è una pratica ormai diffusa, la valutazione della corretta attribuzione del codice assegnato è ancora poco studiata.
Scopo: questo studio retrospettivo si propone di analizzare il fenomeno delle sottostime e sovrastime nell’assegnazione del codice rosso, mediante l’analisi della concordanza tra codifica infermieristica di triage e codifica assegnata dal medico alla conclusione dell’iter di accertamento, avendo come riferimento di appropriatezza gli indicatori e gli standard della Regione Emilia Romagna e come strumento di analisi i protocolli di triage del Gruppo Formazione Triage (GFT).
Materiali e Metodi: lo studio è stato condotto analizzando tutte le schede di triage dei pazienti cui è stato assegnato il codice rosso all’ingresso e/o alla dimissione in 2 pronto soccorsi di una provincia della Regione Emilia Romagna, relative all’anno 2009.
Risultati e Discussione: dai dati raccolti emerge che gli infermieri delle due realtà analizzate, tendono a sottostimare eccessivamente.
Nell’Ospedale A, nel corso dell’anno 2009, il tasso di sottostima è stato del 6,2%, mentre nell’Ospedale B del 10%. Al contrario, in entrambi i pronto soccorso, i tassi di sovrastima dei codici rossi rientrano nel range di appropriatezza.
Conclusioni: poiché le sottostime non rientrano negli standard previsti, sebbene i ritardi siano stati contenuti e non vi siano state ricadute negative negli outcomes dei pazienti, tuttavia si ritiene necessaria l’adozione di misure correttive atte a ridurre queste percentuali e a contenerle entro il 2%. Gli strumenti che verranno utilizzati saranno un retraining formativo degli infermieri, un’analisi periodica di tutte le sottostime e una verifica dei casi critici individuati.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Marina Baricchi, Duilio Braglia, Paola Ferri. "Triage Infermieristico in Pronto Soccorso: analisi delle sottostime e sovrastime nell’assegnazione del codice rosso" Scenario 4 (2011): 15-19

La qualità del sonno nei pazienti ricoverati in una terapia intensiva polivalente

Di Roberta Toppi, Marcella Luongo, Herman Bondi, Serena Rocci, Magda Mascheroni, Roberto Accardo, Alberto Lucchini

Introduzione: il sonno è un bisogno fondamentale della persona. L’infermiere deve applicare tutte le strategie assistenziali per garantire un adeguato riposo al paziente ricoverato in Terapia Intensiva.
Obiettivo: valutare la qualità del riposo in pazienti ricoverati in una terapia intensiva polivalente.
Metodi: è stato condotto uno studio di prevalenza su 80 pazienti per un totale di 134 notti investigate, analizzando i parametri fisiopatologici e riportando il voto espresso dalla persona assistita.
Risultati: le ore medie di buio garantite ai pazienti sono state 7,7 (±1.2). I pazienti hanno espresso al termine della notte un voto sul sonno (da 1 a 10) corrispondete ad una media di 5.8 (±1.9) nonostante si rilevi una media di risvegli totali di 5.0 (±4.5) di cui spontanei 3.5 (±3.6) .I parametri fisiopatologici registrati esprimono per la popolazione osservata una postura di 35.9 (±7.3)gradi, una modinamica stabile con valori di pressione sistolica di 125.1 (±19.7) mmHg, una meccanica respiratoria regolare con Fi02 0.4 (±0.1)%, e frequenza respiratoria di 19.7 (±5.3) atti/minuto. Il valore medio di NRS per la rilevazione del dolore è stato di 1,4 (±1). Confrontando poi le diverse strategie ventilatorie emerge che i pazienti in scafandro hanno espresso un voto medio di 6,00±1.95, i pazienti in NIMV PSV con maschera 4.33±1.86 , i pazienti in mascherina
e i pazienti intubati 5.82±1.88. Infine i pazienti con aiuto farmacologico per l’induzione del sonno hanno espresso un voto medio di 5,89±1,2 versus 5,79±1,3 nei pazienti senza supporto farmacologico).
Conclusioni: un ambiente confortevole ed una mirata organizzazione degli interventi infermieristici favorire il riposo è fondamentale per un miglior vissuto del ricovero in Terapia Intensiva.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Roberta Toppi, Marcella Luongo, Herman Bondi, Serena Rocci, Magda Mascheroni, Roberto Accardo, Alberto Lucchini. "La qualità del sonno nei pazienti ricoverati in una terapia intensiva polivalente" Scenario 4 (2011): 21-28

Strategie per ridurre la comparsa di ecchimosi nella somministrazione sottocutanea di eparina a basso peso molecolare: revisione della letteratura

Di Angelo Dante, Elena Aidone, Alvisa Palese

Introduzione: l’eparina a basso peso molecolare (LMWH) è utilizzata come terapia d’elezione per la profilassi delle trombosi venose profonde (TVP) e delle embolie polmonari sia in ambito ospedaliero sia domiciliare. Una delle complicanze più frequenti della somministrazione di LMWH è la comparsa di ecchimosi, evento che produce discomfort e preoccupazione nel paziente. Nonostante le iniezioni di LMWH siano molto frequenti, non è ancora chiaramente documentata la tecnica più efficace per prevenire le ecchimosi.
Materiali e metodi: per sintetizzare le conoscenze disponibili sulle strategie più efficaci per prevenire le ecchimosi associate alla somministrazione sottocutanea di eparina, è stata condotta una revisione narrativa della letteratura.
Risultati: dall’analisi dei documenti è emerso che l’utilizzo di siringhe preriempite, l’applicazione di ghiaccio prima della somministrazione dell’eparina e l’iniezione di durata superiore ai 30 secondi determinano una riduzione dell’occorrenza delle ecchimosi.
Conclusioni: malgrado la frequenza con cui la LWMH è somministrata ogni giorno negli ospedali e a casa dei pazienti, ancora poche sono le
evidenze disponibili riguardo all’impatto della tecnica nel ridurre l’occorrenza delle ecchimosi. È elevato il bisogno di potenziare la ricerca in quest’ambito, includendo ampi campioni di pazienti e valutando l’effetto di variabili non ancora studiate. Disporre di tali evidenze consentirebbe anche di raccomandare ai pazienti la migliore tecnica durante gli interventi di educazione terapeutica.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Angelo Dante, Elena Aidone, Alvisa Palese. "Strategie per ridurre la comparsa di ecchimosi nella somministrazione sottocutanea di eparina a basso peso molecolare: revisione della letteratura" Scenario 4 (2011): 29-32

La Salute Organizzativa degli infermieri di Area Critica: studio comparativo nell’ambito dell’emergenza sanitaria

Di Alessandro Sili, Roberta Fida, Ercole Vellone, Rosaria Alvaro

Introduzione: è stato ampiamente riconosciuto che l'ambiente di lavoro è fondamentale nella genesi di stress e nell'insorgere di sindromi e disturbi di vario genere, che possono influenzare la salute lavorativa degli infermieri. Lo specifico contesto lavorativo e le diverse funzioni svolte dal personale infermieristico, sono inoltre considerati predittori positivi o negativi di salute organizzativa, tanto da indurre gli autori della presente
ricerca a studiare il fenomeno in tre gruppi di infermieri dell’area dell’emergenza: le Camere Operatorie, i Pronto Soccorso e le Terapie Intensive.
Metodi: per la conduzione dello studio è stato seguito un disegno descrittivo comparativo (ANOVA e test post-hoc di Duncan) e per l’indagine è stato utilizzato il Questionario Infermieristico sulla Salute Organizzativa (QISO). Sono stati coinvolti 953 infermieri delle Camere Operatorie, dei Pronto Soccorso e delle Terapie Intensive di dodici aziende sanitarie.
Risultati: i risultati hanno dimostrato che per quanto riguarda la soddisfazione generale, sia il personale delle Camere Operatorie sia quello dei Pronto Soccorso hanno riportato i medesimi punteggi ma entrambe più bassi rispetto alle Terapie Intensive. In merito alla fatica lavorativa e alla soddisfazione per la propria unità operativa, i colleghi delle Terapie Intensive risultano avere punteggi più alti nelle due dimensioni indagate rispetto ai colleghi delle Camere Operatoria che a loro volta hanno punteggi superiori a quelli dei Pronto Soccorso.
Discussioni: la presente ricerca ha dimostrato che tra gli infermieri di Pronto Soccorso sono stati individuati punteggi più bassi rispetto ai colleghi delle Camere Operatorie e delle Terapie Intensive, riguardo alcune dimensioni di salute organizzativa. Ciò è dovuto presumibilmente al tipo di lavoro svolto dagli infermieri nei diversi contesti operativi esaminati
Conclusioni: in conclusione risulta fondamentale porre l’attenzione alle politiche che promuovono la Salute Organizzativa specialmente all’interno dei Pronto Soccorso dove la peculiarità del lavoro condiziona la percezione che gli infermieri hanno della propria salute organizzativa.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Alessandro Sili, Roberta Fida, Ercole Vellone, Rosaria Alvaro. "La Salute Organizzativa degli infermieri di Area Critica: studio comparativo nell’ambito dell’emergenza sanitaria" Scenario 4 (2011): 33-38

La prevenzione ed il controllo della diarrea in persone con nutrizione enterale in area critica

Di Tiziana Angela Punzi, Ivana Maria Rosi, Roberto Milos

Introduzione: la nutrizione enterale è una procedura terapeutica comunissima, di facile impiego ed economica che soddisfa integralmente i fabbisogni nutrizionali della persona assistita non in grado di alimentarsi adeguatamente per la via naturale.
Problema: nelle terapie intensive la nutrizione enterale è utilizzata non solo a scopo nutritivo ma anche come supporto per mantenere trofica la mucosa intestinale. Questa nutrizione emula il medesimo funzionamento gastrointestinale della nutrizione naturale, ma non è esente da complicanze. La diarrea è la complicanza più comune che si manifesta e che, se non prevenuta o trattata, scatena ulteriori danni alla persona assistita.
Risultati e Discussione: la letteratura raccomanda l’aggiunta di fibre, specie la gomma di guar, nella nutrizione enterale per prevenire e ridurre il fenomeno della diarrea. Fondamentale, però, risultano essere le tecniche di gestione della nutrizione per prevenire la contaminazione batterica responsabile dell’insorgenza della diarrea. Bisogna ridurre le manipolazioni della dieta, utilizzare guanti non sterili, disinfettare la parte superiore
delle sacche. L’utilizzo di pompe volumetriche continue riducono l’incidenza di diarrea, ma occorre sostituire il set ogni 12-24 ore.
Maggiormente efficaci sono i sistemi chiusi per nutrizione enterale.
Conclusioni: per ottenere risultati soddisfacenti occorre uniformare i comportamenti dei professionisti sanitari se si vogliono ottenere risultati soddisfacenti applicando protocolli e procedure.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Tiziana Angela Punzi, Ivana Maria Rosi, Roberto Milos. "La prevenzione ed il controllo della diarrea in persone con nutrizione enterale in area critica" Scenario 4 (2011): 39-43