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Scenario - Numero 3, Anno 2011

30’anni di Aniarti e Congresso 2011: un filo rosso in 5 punti

Di Comitato Direttivo

L’infermieristica in Italia ha avuto un grande sviluppo, diventato quasi tumultuoso negli ultimi anni, con riforme formative, organizzative e culturali. Aniarti si è sempre trovata al fianco della professione cercando di essere da stimolo per tutte le varie
generazioni di infermieri che in questi anni si sono riconosciuti nella sua filosofia, in questo editoriale cerchiamo di tracciare ancora quale è la strada da percorrere per crescere ancora.
1. La celebrazione dei 30’anni di vita dell’Aniarti coincide con una fase di particolare criticità della vita non solo del Paese, ma del mondo intero. Dopo il secolo breve, si presenta una crisi che si manifesta come economico-finanziaria, ma ha radici ed avrà esiti certamente più estesi ed influenzerà i modi di essere società ed i
rapporti fra i singoli cittadini, i popoli e gli stati. Il problema maggiormente incidente sembra essere il soverchiante condizionamento
delle forze economiche – ma soprattutto finanziarie – sulla politica, sull’autodeterminazione dei popoli. Questo dovuto al fatto che, mentre i movimenti delle risorse finanziarie sono stati (ormai 20 anni fa, proprio da decisioni della politica illusorie o probabilmente astute di alcuni) rese libere di muoversi in modo
globale, le scelte politiche sono rimaste sostanzialmente legate alle singole nazioni, che non trovano l’intelligenza e la forza
di darsi e di porre, almeno alcune regole che garantiscano una strada verso l’equità fra gli uomini. Almeno l’equità, infatti, dovrebbe essere valore indiscutibile universalmente condiviso. Altra anomalia
intollerabile inoltre, sta nel fatto che pochissimi sono favoriti a continuare ad accumulare ricchezze spropositate, nell’evidente
illusione che questo stimoli la creazione di benessere per tutti, e viene supinamente accettata l’assurda liceità per i detentori di tali ricchezze di contribuire in misura irrisoria al bene comune quando
non contribuire affatto.
2. L’Aniarti nel proprio ambito di competenza, si è sempre spesa sostanzialmente, per un’idea di equità applicata a tutti, assistiti,
operatori, strutture. L’Associazione ha promosso una cultura di ottimali forme di assistenza infermieristica, un sistema per la
salute razionale e che valorizzasse tutte le risorse disponibili (mezzi e competenze) in un’ottica di obiettivi di salute da perseguire
e non di rendite di posizione dei professionisti da consolidare o conquistare. Una scelta guidata dalla fedeltà all’idea che un
professionista – qualunque professionista, dunque anche l’infermiere - può essere e concepirsi tale esclusivamente se opera per il beneficio di qualunque persona (e società) verso la quale è necessario mettere a frutto il massimo delle competenze
sviluppate nell’evoluzione della conoscenza. In questa ottica l’associazione ha dato risposta. Un esempio fra gli altri, con la
concettualizzazione dell’area critica, elaborata e diffusa da Aniarti, in cui l’idea di integrazione di conoscenze e competenze,
di mezzi e strutture diverse fra loro, si concentrano con l’obiettivo unitario di garantire il miglior livello del servizio per la salute
a qualunque persona, ovunque si trovi, in situazione di criticità vitale. La persona, davvero al centro delle attenzioni dei professionisti, non più inseriti in organizzazioni autocratiche ed autoreferenziali come per molto tempo abbiamo visto. Primazie
gerarchiche e aprioristiche appaiono ferri vecchi… Con lo stesso spirito si sono realizzate anche tutte le iniziative dell’associazione
in questi 30’anni.
3. Ora, con il 30° Congresso nazionale vogliamo esaminare e dire la nostra sul tema della situazione economica, diventato critico per tutti e che rischia di intaccare pesantemente anche l’area critica e dunque la garanzia dell’equità che va invece preservata, pena lo scadimento della convivenza civile. Come cittadini-infermieri,
siamo immersi e coinvolti nel reale del mondo, condizionati dai fenomeni, ma siamo anche, inevitabilmente, protagonisti della loro trasformazione. Vogliamo riflettere per riportare l’idea di economia alla sua essenza nobile, ricca e aderente alla realtà delle vite, non snaturata e ridotta a finzione come ha fatto la finanza.
Vogliamo attribuire il valore giusto, non mitico, alle tecnologie, alle possibilità sempre più avanzate, alla visione efficientista,
per recuperare il valore della consapevolezza. Vogliamo indicare come sia necessario vedere l’assistere, non solo come uso di energie e risorse, ma in quanto investimento che produce evoluzione positiva
della qualità della vita dei singoli e delle comunità; un forte indicatore di concretezza delle situazioni di vita e di responsabilità
sugli aspetti fondamentali. Assistenza come investimento con effetti misurabili anche economicamente. Il programma del Congresso Nazionale, oltre al contributo di esperti in campo economico, è stato
costruito con le moltissime proposte infermieristiche coraggiose e lungimiranti che ci sono pervenute dall’area critica, che qui
hanno la possibilità di divulgare il proprio sapere nuovo per una migliore salute ed un’assistenza possibile.
4. Il Congresso prevede anche una ricca serie di 7 eventi formativi accreditati ECM, su temi o metodologie operative specifici, a
cui i partecipanti potranno iscriversi per approfondire le proprie conoscenze ed i propri percorsi professionali. Ci sarà uno di
questi eventi che affronterà un altro argomento caldo e che rischia di diventare esso stesso critico, se vissuto e gestito in modo
non equilibrato: i rapporti fra le professioni, particolarmente quella medica ed infermieristica, e fra le rispettive competenze in
una realtà in fortissima e costante mutazione. In collaborazione con la Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, esamineremo la situazione sull’evoluzione delle competenze, sull’integrazione di conoscenze e competenze, delle relazioni e dei nuovi ruoli delle professioni quando riconoscono il valore reciproco ed abbattono
steccati ormai grotteschi di fronte alla storia. L’integrazione e la collaborazione, non la competizione, sono il moltiplicatore
delle potenzialità di progetti complessi.
5. L’Aniarti si impegna, in occasione del proprio 30° Congresso ed anniversario di fondazione, a riproporre con forza un messaggio
che, a partire dagli infermieri, possa contribuire a ripensare una società che recupera la destinazione delle proprie energie ed intelligenze per destinarle a priorità che impattano sulla vita e la sofferenza; una società che decide di smascherare invece le finte priorità indotte dall’omologazione al ribasso. Gli infermieri sono
i più sensibili ai problemi veri: li vivono sempre in prima persona. Vogliamo fare in modo che l’economia che produciamo si occupi della salute, ne scopra le potenzialità di produzione di benessere e questa
consapevolezza provochi una svolta nelle scelte collettive di civiltà. Vorremmo uscire pubblicamente con un documento ufficiale
su questi temi con una nostra posizione. Un documento che ci impegni
come Associazione e professione, alla cui costruzione e poi applicazione nel quotidiano, tutti sono invitati a contribuire.
Il lavoro non ci manca. E dobbiamo darci un segnale di inversione positiva di rotta.

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Comitato Direttivo. "30’anni di Aniarti e Congresso 2011: un filo rosso in 5 punti" Scenario 3 (2011): 3-3

L’infermiere e la clinica: limite o responsabilità?

Di Elio Drigo, Componente Comitato Direttivo Aniarti

La responsabilità clinica dell’infermiere si sta profilando come un fattore di criticità nei rapporti con la professione medica. Le ragioni vanno cercate soprattutto nella profondità e rapidità dell’evoluzione delle conoscenze disponibili, nella diffusione delle competenze necessarie allo svolgimento razionale delle attività connesse alla protezione della salute e negli indispensabili adeguamenti dell’organizzazione del sistema sanitario
e dunque degli operatori.
L’articolo espone alcuni argomenti a supporto della competenza clinica anche dell’infermiere ed alcune proposte metodologiche per il superamento dell’idea di responsabilità clinica esclusiva e per la concezione di una responsabilità condivisa derivante da quelle competenze che di fatto, sono condivise. Viene anche indicata la necessità di un’impostazione di relazioni interprofessionali basate sull’integrazione piuttosto che su una insostenibile gerarchia delle professioni.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Elio Drigo, Componente Comitato Direttivo Aniarti. "L’infermiere e la clinica: limite o responsabilità?" Scenario 3 (2011): 4-6

Assistenza infermieristica tra “High Care”e “Low Care”: modelli per una possibile integrazione.

Di Rosalba Gallo, Caterina Galletti,Maria Luisa Rega

Introduzione: nel corso degli ultimi quindici anni è avvenuto un importante mutamento circa i bisogni assistenziali del cittadino. In tale contesto il ruolo dell’ospedale si è modificato tanto da affidare alla realtà territoriale parte di quell’attività assistenziale che un tempo era ad esso deputata.
Problema: oggi, in un’ottica di programmazione dei sistemi sanitari, occorre coniugare tali cambiamenti con la sostenibilità complessiva del sistema.
A tal proposito, uno degli impegni prioritari dei servizi sanitari è la ricerca di sempre migliori soluzioni per incrementare l’appropriatezza, l’efficacia, l’efficienza degli interventi nonché la partecipazione del cittadino.
Discussione: il presente lavoro vuole testimoniare come sia possibile leggere in modo critico e costruttivo situazioni assistenziali che sembrano immutabili nel tempo e introdurre modelli organizzativi innovativi capaci di coniugare i nuovi bisogni di salute della persona all’evoluzione del sapere professionale e alle esigenze di sostenibilità del sistema sanitario. Attraverso una ricerca bibliografica sono proposti i risultati di esperienze
condotte in alcune regioni italiane.
Conclusioni: il modello organizzativo della continuità assistenziale è in grado di agevolare la presa in carico dei pazienti ricoverati nei reparti per acuti e condurli verso il sistema del post acuzie. L’obiettivo di integrare le due diverse aree del percorso sanitario (high care e low care) viene raggiunto attraverso la definizione di un progetto di cura personalizzato affidato a un’équipe multiprofessionale nella quale le diverse competenze
si integrano. In sintesi, l’assistenza primaria (primary care) in quanto sistema articolato di professionalità singole o organizzate in unità operative e servizi, tra loro autonomi ma in rete, rappresenta la risposta più adeguata ai complessi bisogni di salute, per garantire integrazione, personalizzazione dei percorsi e attenzione per la qualità della vita in tutte le sue fasi.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Rosalba Gallo, Caterina Galletti,Maria Luisa Rega. "Assistenza infermieristica tra “High Care”e “Low Care”: modelli per una possibile integrazione." Scenario 3 (2011): 7-13

Analisi e comparazione tra il modello di emergenza extraospedaliera italiano ed anglosassone. Organizzazione, formazione e ruolo infermieristico

Di Susanna Maria Petracca, Paola Graciotti, Paola Massei, Maurizio Mercuri

Introduzione: l’emergenza in Italia è attualmente l’ambito nel quale la professione infermieristica può esplicarsi in un elevato grado di autonomia e in modo conforme alle proprie competenze. Il confronto con il modello anglosassone è nato dall’esigenza di comprendere quanto in Italia l’autonomia dell’infermiere sia una realtà, o ancora solo un’ affermazione di principi.
Materiali e metodi: per i dati riguardanti il confronto tra modelli è stata condotta una ricerca su siti internet e articoli pubblicati su riviste specializzate. Per l’Italia inoltre è stata condotta un’indagine attraverso interviste telefoniche ed e-mail ai coordinatori infermieristici e agli infermieri responsabili della formazione per verificare l’istituzione dell’ambulanza infermieristica, dei protocolli e della formazione specifica.
Risultati: negli USA e in Gran Bretagna il modello di soccorso è “scoop and run”, l’emergenza territoriale è affidata a figure tecniche non sanitarie addestrate, non ci sono medici, volontari e non esiste la figura dell’autista soccorritore. In Italia il modello di soccorso è “scoop and run” e “stay and play”, secondo la tipologia dell’emergenza. I dati ottenuti dalle Centrali Operative hanno evidenziato un’organizzazione a macchia di leopardo.
Discussione: lo “scoop and run” è il modello tipico del mondo anglosassone poiché sui mezzi di soccorso non ci sono medici, ma solo figure tecniche e per l’elevata frequenza di patologie traumatiche. Il mondo anglosassone è più rigoroso nel verificare competenze e abilità attraverso la formazione specifica. In Italia la co-presenza di medico e infermiere permette di decidere quale modello di intervento adottare a seconda delle necessità del paziente. Tuttavia la disomogenea organizzazione è legata probabilmente alla situazione sanitaria precedente la Legge istitutiva del 118.
Conclusioni: nell’ultimo decennio la legislazione sanitaria italiana ha dato importanti riconoscimenti alla professione infermieristica passando da una situazione “autorizzativa” del mansionario, a una visione di “accreditamento” a operare in autonomia professionale. Malgrado ciò nell’emergenza si è ancora lontani dall’obiettivo.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Susanna Maria Petracca, Paola Graciotti, Paola Massei, Maurizio Mercuri. "Analisi e comparazione tra il modello di emergenza extraospedaliera italiano ed anglosassone. Organizzazione, formazione e ruolo infermieristico" Scenario 3 (2011): 14-19

Confronto tra CPAP con casco e con maschera nell’insufficienza respiratoria acuta in età pediatrica: studio osservazionale

Di Mario Madeo, Marta Guerrini, Chiara Polano

Introduzione: fino a pochi anni fa la ventilazione meccanica invasiva era la modalità prescelta nella gestione ventilatoria dell’insufficienza respiratoria acuta. Sebbene sia molto efficace e sicura nel supportare la ventilazione alveolare, l’intubazione endotracheale comporta il rischio di complicazioni sia nella popolazione adulta sia in quella pediatrica. La frequenza delle complicanze è forse più elevata di quello che comunemente
si pensi; infatti, studi retrospettivi ne hanno quantificato l’incidenza in circa il 60-70% dei casi. Il recente incremento della ventilazione non invasiva in ambito acuto tende a ridurre le complicanze della ventilazione invasiva e migliorare l’impiego delle risorse.
Materiali e metodi: è stato condotto uno studio monocentrico, prospettico, osservazionale presso il Reparto di Terapia Intensiva Pediatrica della Clinica De Marchi della “Fondazione IRCCS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico”, il cui obiettivo era di valutare la tollerabilità della CPAP casco/maschera e l’effettivo beneficio sui principali parametri vitali ed emogasanalitici. Il dolore è stato rilevato con l’Objective Pain Scale (OPS) e la Confort Scale. Lo studio è stato eseguito nel periodo tra gennaio 2010 e settembre 2010 su 11 bambini di età compresa tra 1 e 27 mesi ammessi nella Terapia Intensiva Pediatrica (TIP) per una patologia polmonare.
Risultati: tutti i pazienti sottoposti al trattamento col casco CPAP hanno avuto un netto miglioramento del quadro clinico, con possibilità, a 24 ore dall’inizio del supporto, di ridurre totalmente la FiO2 al 21% mantenendo buoni parametri: SatO2 tra 95% e 100%, FC media di 130±26 b/min., FR media di 45±10 atti/min., PA 110±7, 58±8 mmHg, oltre a un confort del 100%. Tutti i pazienti sottoposti al trattamento maschera hanno avuto un outcome sfavorevole: uno ha sviluppato un quadro di ipercapnia severa ed è stato intubato dopo 24 ore dall’inizio del trattamento con CPAP. Gli altri tre pazienti sono passati al trattamento col casco dopo 10/15 minuti dall’inizio della ventilazione con maschera, a causa di importanti segni di intolleranza
(pianto non consolabile, tachicardia e agitazione).
Conclusioni: i risultati dimostrano come il casco sia un dispositivo efficace nel trattare acutamente l’insufficienza respiratoria e meglio tollerato dal bambino rispetto alla stessa modalità ventilatoria in maschera. Questa metodica richiede comunque di essere applicata unicamente in centri di livello avanzato dove il personale è esperto nell’impiego della CPAP.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Mario Madeo, Marta Guerrini, Chiara Polano. "Confronto tra CPAP con casco e con maschera nell’insufficienza respiratoria acuta in età pediatrica: studio osservazionale" Scenario 3 (2011): 20-25

Strumenti di misura, validità e affidabilità: guida minima alla valutazione critica delle scale

Di Alvisa Palese,

Negli ultimi anni si è sviluppato in Italia, sia nella clinica sia nella ricerca e nella didattica, un crescente interesse verso le scale di misurazione.
Le scale sono utili ed efficaci quando effettivamente misurano ciò per cui sono state sviluppate e rispondono a requisiti di affidabilità e accuratezza.
Per i paesi come l’Italia, il processo di validazione, quando vengano utilizzate scale sviluppate in altri paesi, richiede anche la valutazione linguistica e culturale. Nell’articolo si descrive una guida minima alla valutazione critica delle scala al fine di aiutare gli infermieri ad una scelta attenta della scala da utilizzare nella pratica clinica.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Alvisa Palese,. "Strumenti di misura, validità e affidabilità: guida minima alla valutazione critica delle scale" Scenario 3 (2011): 26-30

Morte e morire: le emozioni vissute dagli infermieri in Pronto Soccorso

Di Elsa Labelli, Laura Bertossi, Cristiano Cortello

Introduzione: la realtà improvvisa e scioccante della morte non è mai lontana dalla vita quotidiana dei Pronto Soccorso. In tutti i casi, l’evento luttuoso provoca spesso un’ansia acuta, il rischio di una crisi d’identità, il senso d’insicurezza, la disperazione e la rabbia. Tale aspetto nella pratica infermieristica ha portato a stressanti e insostenibili esperienze, lasciando nel professionista un’eredità d’inadeguatezza, disagio e insoddisfazione,
rappresentando una minaccia per la competenza professionale.
Obiettivo: lo studio di tipo qualitativo intende identificare le principali emozioni e sentimenti vissuti dagli infermieri di emergenza (Pronto Soccorso), in seguito alla morte improvvisa di loro assistiti e descrivere l’esperienza di sofferenza e di elaborazione del lutto degli stessi.
Materiali e metodi: dal 28 giugno al 25 luglio 2010 nel Pronto Soccorso dell’Ospedale di Portogruaro (VE), sono stati raccolti, per mezzo di interviste semi-strutturate, i vissuti degli infermieri che hanno esperito almeno un decesso di un assistito. Sono stati intervistati 9 infermieri su 20 in dotazione organica.
Risultati: il 55,56% del campione erano femmine, il 44,44% maschi. È emerso che il 78% degli infermieri sui 9 intervistati, ha presentato distacco emotivo in situazioni di morte, il 44,44% ha dichiarato di aggrapparsi disperatamente a qualcosa per dar senso alla morte, il 33,33% che si è occupato di attività diversive, assumendo comportamenti di evasione dalla notizia del decesso inatteso e improvviso. Rispetto alle emozioni percepite, si è rilevato nel campione una prevalenza del 100% di sentimenti di accettazione, dolore e tristezza, seguiti per l’89% da angoscia.
Conclusioni: le esperienze di sofferenza evidenziate degli infermieri sono accompagnate da sentimenti di tristezza, angoscia e dolore. La totalità del campione, attraversando in modo diversificatole fasi di elaborazione del lutto, dichiara di aver acquisito la consapevolezza di quanto accaduto. Gli infermieri stessi affermano e dimostrano di attribuire a tali esperienze di morte, un significato positivo di crescita personale e professionale.

(Articolo disponibile solo all'utente Socio)

Elsa Labelli, Laura Bertossi, Cristiano Cortello. "Morte e morire: le emozioni vissute dagli infermieri in Pronto Soccorso" Scenario 3 (2011): 31-35